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Alighiero & Boetti

di Stefano Bianchi

Per spremere il tempo e goderne appieno i frutti, è l’unico artista che si è sdoppiato. Da Alighiero Boetti, a Alighiero & Boetti. Documentando l'evento nel Sessantotto col fotomontaggio Gemelli: cioè lui, che tiene per mano l’altro se stesso, simile ma non identico. Pluralizzandosi (in un’intervista spiegò: «Si dice “voglio comprare un Boetti”, ma anche “voglio prendere un caffè con Alighiero”. Vede che siamo in due?»), il torinese leader dell’Arte Povera (impiegando ferro, legno, eternit) e del Concettuale (numeri e lettere) ha potuto dedicarsi nell’arco della sua non lunga vita (1940-1994) alle molteplici discipline di cui era maestro: musica, matematica, filosofia, esoterismo, studi delle culture africane e del Medio ed Estremo Oriente. Al nomadismo (del pensiero e dell’azione) di Alighiero Boetti, Napoli dedica questa spettacolare retrospettiva che viaggia in un percorso a ritroso nel tempo: dal 1993 al 1962.

In mostra, fra una sessantina di opere, quelle postali (fra cui 19 plichi affrancati e timbrati, che contengono le buste delle precedenti tappe del viaggio), i ricami coi quadrati formati dalle lettere delle sue frasi preferite (come Ordine e Disordine del ’73), le sculture, i disegni tratteggiati a biro e le celeberrime mappe del mondo (in 20 anni ne realizza perlomeno 200: a Kabul e poi nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan) che testimoniano l’instancabile nomadismo culturale ed esistenziale dell’artista (e il senso ludico della realtà, i giochi della mente, l’attenzione per i dettagli, la coesistenza delle differenze) e ora vengono raccontate per filo e per segno da Luca Cerizza nel volume Le mappe di Alighiero e Boetti (Electa, 96 pagine, € 19). Sale e zucchero, geopolitica e confine, classificazione e indeterminazione, scrittura e numero, identità e metamorfosi, trama e intervallo, regola e imprevisto, modulare e manuale, organico e geometrico, lineare e circolare, concavo e convesso. Opposti che si attraggono. Alighiero che attrae Boetti, e viceversa. Nulla è scontato, in questa antologica. A partire dalla filosofica circolarità che ne fa coincidere l’entrata e l’uscita congiungendo idealmente Oriente e Occidente. Ma soprattutto c’è lui, Boetti (o entrambi, Alighiero & Boetti?) che nella foto a grandezza naturale della performance Oggi venerdì ventisette marzo millenovecentosettanta ore… scrive specularmente con la mano destra e la sinistra fino ad elasticizzare al massimo il proprio spazio corporeo. Suggerendoci che il tempo è circolare, non cronologico.     
   
Alighiero & Boetti
Mettere all’Arte il Mondo 1993-1962
Fino all’11 maggio, Museo Madre, via Settembrini 79, Napoli
tel. 08119313016
Catalogo Electa, € 55


www.museomadre.it

Foto: Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969, 1969/1992, collezione privata, Torino, © Paolo Mussat Sartor, Torino
Mappa, 1989-92, collezione Giordano Boetti, © Claudio Abate, Roma
La natura, una faccenda ottusa, 1980, collezione privata, Parigi, © Paola Binante, Parigi

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