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Capodanno Warhol & Sordi
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Warhol TV

di Redazione

Ricordo, alla Triennale di Milano, 3 magnifiche mostre su Keith Haring, Jean-Michael Basquiat e Andy Warhol. Per quanto riguarda Basquiat, ci andai più volte per tanti motivi: ma soprattutto per vedere un Warhol che non avevo mai visto prima, nell’intervista a più schermi che fece nel 1980 a un giovane e semisconosciuto graffitista. Quasi mezz’ora di filmato, con Andy e un imbarazzato Jean-Michel davanti alla macchina da presa. Non l’ho mai più ritrovato in nessuna videoteca, sito di vendita online o museo. Nemmeno al MoMA di New York. Senonchè, rieccolo con altri rari films nella mostra Warhol TV alla Maison Rouge di Parigi. Nel suo essere attore e produttore, Warhol ci appare con infinita (e forse finta) delicatezza di fronte alla cinepresa. E anche dietro, come ideatore, regista, autore. Tutto Warhol. Non sulla tela, ma in tivù. Ricordiamo le Marilyn, le Brillo Boxes e i Mao, ma Andy ha anticipato quel modo di “fare televisione” molto caro agli autori d’oggidì. Proprio a lui, dobbiamo i primi “realityAnni ’60 e i tentativi di narrare una realtà in apparenza noiosa e piatta, ma piena di quel significato voyeuristico che ha contaminato tutta la sua esistenza. Warhol guardava tutto. E di conseguenza, oltre al registratore sempre in tasca vicino alla Polaroid, c’era una piccola telecamera.

Soap opera, documentari alla caccia di talenti musicali, modaioli e cinematografici. Andy filmava bulimicamente tutto e tutti, Marcel Duchamp e Steven Spielberg inclusi. E al tempo stesso documentava le metamorfosi della propria immagine, quel suo stare appiccicato alle “celebrities”… Warhol con Yoko Ono, Warhol privato, Warhol pubblico. Nessuna differenza. Tutto a portata di telecomando. Perché l’arte warholiana, oltre alle serigrafie, ha metabolizzato pellicole come Chelsea Girl, Vinyl e Lonesome Cowboy, sconfinando nella creazione di una vera e propria televisione, la Andy Warhol TV Production, assieme al socio Vincent Fremont in veste di produttore e a Don Munroe come direttore dell’emittente. Una tv con tanto di redazione, studio e sala di montaggio, dove estendere se stesso e debordare nel linguaggio delle immagini in movimento. Per Andy Warhol non c’è differenza: siano quadri pop o immagini filmate, documenta tutto il documentabile col suo registratore della realtà per dichiararsi “immortale”. E “voyeuristicamente”, guardare e farsi guardare. Dorme con la tv accesa, Warhol. E lavora con la tv accesa. E mangia con la tv accesa. L’unica, vera compagna femminile della sua vita. Andate a Parigi e accendetela. Buona visione.

Warhol TV
Fino al 3 maggio, La Maison Rouge, Fondation Antoine de Galbert, boulevard de la Bastille 10, Parigi
tel. 0033-1-40010881
Catalogo Judith Benhamou-Huet, € 9.90


www.lamaisonrouge.org

www.TGV-europe.com


Quando Santi fotografò Andy...
di Stefano Bianchi

Celebrities. Che posano accanto a Warhol. Mordendo i loro 15 (o di meno, o di più) minuti di celebrità. Andy & l’Albertone Nazionale. Warhol & Sordi. Capodanno dell’86, New York, trombette e stelle filanti. Scatto straordinario. Irripetibile. Manhattan all’amatriciana. È l’immagine più “cool” che il fotogiornalista Santi Visalli espone alla personale Icons. E Warhol, di nuovo, viene immortalato nei Sixties della Factory: fra la “drag queenMario Montez e Ultra Violet, la Superstar. Tutt’altro che “paparazzo”, ma eclettico e poetico artista dell’obiettivo scelto da quotidiani e periodici come Time, L’Europeo, New York Times, Paris Match, Oggi e Stern, Santi Visalli non ha mai sfruttato la facilità nell’approcciare icone per rubarne qualcosa. Non si è mai sognato di scattare il “gossip”.

Quegli sguardi, quegli atteggiamenti e quelle inquadrature, ci dicono che ogni soggetto sapeva di essere visto e che su di lui era puntato l’obiettivo. Ma sapeva, altresì, che dietro la macchina fotografica c’era un professionista meritevole di una gentile collaborazione. Un cronista capace di catturare “il momento decisivo”, come disse una volta Henri Cartier-Bresson. Ecco, allora, la lucida follia di Salvador Dalì, la disincantata compostezza di Alberto Burri… E Bob De Niro, Sophia Loren, Martin Luther King, i Beatles, Cassius Clay. Nitidi, semplici scatti che hanno raccontato l’America, i suoi personaggi, le sue storie da prima pagina.

Santi Visalli
Icons
Fino al 15 aprile, Wavephotogallery, via Trieste 32/A, Brescia
tel. 0302943711
Catalogo Icons – Photos by Santi Visalli, € 40


www.wavephotogallery.com

Foto: TDK, commercial, 1982, Collection Andy Warhol Museum, Pittsburgh, USA
Andy Warhol with videocamera, New York, 1985, © Christopher Makos
Andy Warhol e Alberto Sordi, New York, 1986, © Santi Visalli




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