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Di qua e di lÓ dell'Atlantico

di Redazione

«…Con Mario Merz passai una giornata indimenticabile nella Valle dell’Orco insieme a Marisa e sua figlia Beatrice; andai a cavallo con Roy Lichtenstein, galoppando sulla spiaggia; con Heizer giocai al Casinò e perdemmo tutto; con Kounellis andai in Grecia con il suo barcone; con Eliseo Mattiacci mi tuffai nel fiume e con Beuys nella palude; con Rauschenberg girai per i bazar Indiani; con Arnaldo Pomodoro frequentai  i locali de l’Habana Vieja».

Non è un gallerista che ci racconta il suo rapporto personale con gli artisti, ma un importante fotografo abruzzese sconosciuto ai più, emigrato a New York appena maggiorenne, diventato amico e compagno di tanti esponenti della Pop Art che stava nascendo e di future stelle dell’arte contemporanea. Si chiama Gianfranco Gorgoni ed è soprattutto conosciuto nell’ambiente delle gallerie d’arte newyorkesi. Finalmente, la personale Di qua e di là dell’Atlantico gli rende omaggio riportandolo a casa, a Pesaro, da dove partì molti anni fa. Visitare una mostra come questa, è come ritrovarsi nella New York Pop degli Anni ‘60, in qualche cucina di una bella casa negli Hamptons, in un loft di SoHo, in riva al mare fuori Manhattan, in un bagno d’un lussuoso appartamento vicino a Madison Avenue. Sono queste le "locations" che Gorgoni ha fotografato. Non sono, però, le protagoniste dei suoi scatti bensì i luoghi dove stava succedendo tutto, nell’arte. E i volti, sono quelli degli eroi dell’epoca: Joseph Beuys, Sandro Chia, Christo, Chuck Close, Dan Flavin, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Keith Haring, James Rosenquist

Gorgoni ci porta nelle loro vite. Come Beyond the Canvas, il libro che pubblicò per Rizzoli New York: introvabile, ma se siete fortunati compratelo a occhi chiusi su www.amazon.com . Questa è una mostra “pop”, come il movimento che fa da guida alle foto. Commissionate a Gorgoni dal gallerista Leo Castelli, che lo invitò a vivere con gli artisti tutta la giornata e a volte per mesi interi. Lo scopo era quello di cogliere insieme a loro l’evento dell’arte, il "dietro le quinte", il “fare arte” in presa diretta. Questa personale, vorrei segnalarla a quella coppia di giovani italiani che al MoMA di New York, un anno fa, davanti al mastodontico Number 31 di Jackson Pollock commentarono: «…ma cosa vuol dire?». E allora, se un attimo prima di entrare al Museum of Modern Art avessi potuto mostrare loro questi scatti fotografici che non sono figli del voyeurismo televisivo ma veri e propri commenti sul dipingere, li avrei certamente aiutati a comprendere l’arte in modo meno superficiale. È dalla somma d’informazioni che abbiamo a disposizione (soprattutto da Marcel Duchamp in poi) che possiamo interiorizzare e capire meglio segni, colori, idee che troviamo sulle tele dei grandi artisti. Il lavoro di Gorgoni, quindi, è una mano tesa verso chi vuole completare la propria conoscenza e comprendere, ad esempio, perché una Brillo Box si è trasformata in un'opera d’arte. Gianfranco ha avuto il privilegio di stringere la mano ai grandi della pittura, documentandone il set creativo e la vita. Se per caso lo incontrate alla mostra, fatevi raccontare gli aneddoti collegati a ogni foto. Ne vale la pena.

Gianfranco Gorgoni
Ritratti
Di qua e di là dell’Atlantico
Fino al 28 febbraio, Galleria Franca Mancini, corso XI Settembre 254, Pesaro
tel. 072165090


Foto: Andy Warhol, New York City, 1971
Robert Rauschenberg, Washington, 1977
Leo Castelli, New York City, 1977
© Gianfranco Gorgoni







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