Coolmag - art

Some of the sources
Dean Fleming
Coltrane by Rancillac
home - art




Blake, Rancillac & altre storie in musica

di Stefano Bianchi

Dal Sergente Pepe a Marilyn

Nella psichedelìa, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles (’67). Nell’uragano punk, New Boots And Panties di Ian Dury (’77). Nell’iconografia mod, Stanley Road di Paul Weller (’95). Peter Blake, stella della Pop Art inglese, nella musica ci sguazza da sempre. Dedicandole copertine di dischi, ritratti (ancora i Fab 4, Bo Diddley) e un’installazione di fotografie e feticci devota a Elvis Presley. Intitolata Shrine for Elvis (Black & White) e assemblata nel 2003, è fra i pezzi forti di questa retrospettiva di collages e opere su carta eseguiti dal 1956 al 2008. Peter Blake non ha mai guardato alla Pop nel senso (americano) di consumismo e icona della pubblicità. La sua ispirazione, semmai, va ai romanzi pulp” e alle cronache hollywoodiane scovate in qualche cenciosa libreria di Londra. E poi ai rotocalchi dal pettegolezzo facile, alle riviste dozzinali, ai giornaletti stile Mister Muscolo, agli oggetti recuperati nei mercatini, ai personaggi del circo equestre, sempre sul filo del “diverso” e del paradosso. Blake dipinge, ritaglia, incolla: consegnando al mito tanto Marilyn Monroe, quanto il semi-sconosciuto eroe del wrestling di periferia; tanto James Dean, quanto Kim Novak. Dalle stelle alla polvere. Dalla polvere alle stelle. A colpi di collages che visualizzano minuziosamente simboli, scritte, sorrisi, sguardi di ieri e di oggi. Omaggi, i più recenti, ai maestri del genere: Kurt Schwitters, Max Ernst, Hannah Höch. E infine, come in un teatro dell’assurdo, ecco le piccole tecniche miste del 2005: altarini fra sacro e profano che allineano navi e Coca-Cola, crocifissi e “objects trouvée”, foto seppiate e trofei. Sul filo della memoria, mettendo in mostra memorabiliapopular”.     

Peter Blake
Collages and Works on Paper 1956-2008
Fino al 21 febbraio, Lorenzelli Arte, corso Buenos Aires 2, Milano
tel. 02201914
Catalogo Kerber Art, € 28


www.lorenzelliarte.com
 
 
Rock? Fa rima con dipingere

Cos’hanno in comune il Rock’n’Roll e l’Action Painting, i Velvet Underground e la Pop Art? Le origini, prima di tutto: americane. E il fatto d’aver viaggiato su binari paralleli scambiandosi suoni e colori, sensazioni uditive e visuali. L’Arte ha dialogato con la Musica (e viceversa). Quando nasce il rock (negli Anni ’50), nasce la pittura informale. E quando il rock inizia a produrre i suoi effetti sulla cultura di massa snocciolando avanguardie creative (negli Anni ’60), c’è l’arte Pop a rispondere allineando prodotti di consumo sulle tele. E anche oggi, nuovi artisti newyorkesi dipingono e fanno Street Art dialogando con le mille diramazioni del rock. E le 20 opere in mostra di George Mueller, Vivian de Pinna, Mario Garcia, Kapp, J Serry, Dean Fleming, Liberman, Pat Adams, Jamie Dalglish, Allen Harrison, Michael Scott e Thomas Maennl, narrano di pittori che devono tutto, alla cultura rock. Artisti di ieri e di oggi, raccontati e analizzati dalla storica dell’arte Marina Mojana e da Paolo Carù, critico musicale. Quest’ultimo, per dare un tocco di “glamour” in più alla collettiva, ha affiancato a ogni quadro la copertina del disco uscito nello stesso anno. Innescando continuità fra musica e pittura. Ogni ellepì (e ogni opera d’arte) ha avuto il merito di colpire l’immaginario collettivo, dando il via o pedinando infinite contaminazioni. È successo (e succede) in America.  

I colori del Rock
Pittura americana dagli anni Cinquanta a oggi
Fino al 14 marzo, Pavesi Fine Arts, via Guido d’Arezzo 17, Milano
tel. 0287398953


www.pavesifinearts.it


Un’orchidea per i miti della musica (e altro)

Protagonista negli Anni ’60 di quella Figuration Narrative che produceva a getto continuo quadri pop” ispirati a fumetti, graffiti sui muri e pubblicità, Bernard Rancillac ha dipinto le sue “mitologie di tutti i giorni” puntando su colori fiammeggianti, duri tratti somatici e un pizzico di velenoso sarcasmo. La personale parigina, mette in mostra gli ultimi ritratti del pittore francese affiancati (e corteggiati) da sensuali orchidee. Miti della musica, soprattutto: jazz (il sassofonista John Coltrane), fra charleston e danza (la venere nera Joséphine Baker), etnica (Natacha Atlas). Ma anche i grandi del cinema (La Soif du mal, con Orson Welles; Jean Orchidée, con Jean Harlow; Bette Davis) e il mefistofelico romanziere della Beat Generation, William Burroughs, fatto provocatoriamente a pezzi (citando la tecnica di scrittura del “cut-up”) nell’opera WB en pièces détachées.  

Bernard Rancillac
Orchidee
Fino al 28 marzo, Galerie Laurent Strouk, rue Jacques Callot 8-16 bis, Parigi
tel. 0033-1-40468906


www.popgalerie.com
 

Foto: Peter Blake, Some of the sources of Pop-Art 2
Dean Fleming, Untitled, 1974
Bernard Rancillac, Coltrane, 2008

stampa

coolmag