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Cinema in Dvd: Gomorra

di Redazione

Silenzio. Buio. Luce elettrica. Il blu delle lampade. Un uomo immerso nella luce. Fantascienza? No, non oggi. Buio. Silenzio. Note popolari. La musica pacchiana che riempie i muri di un solarium. Dal buio, la luce. Dal silenzio, la musica. Pam. Pam. Pam. E la luce si spegne. Torna il silenzio. La vita alla morte. Vita interrotta, tempo che si ferma. Omicidio efferato, morte violenta. Dal buio, la luce; dal silenzio, il suono. Poi, l’uomo rompe il tempo e il nulla ritorna. È l’incipit del film Gomorra, diretto da Matteo Garrone. Anzitutto, il dove: Gomorra. Il quando: adesso. Mentre lo guardi e leggi queste righe. Adesso, a Gomorra. Un tempo, tremendo racconto biblico di peccato e punizione, cerchio che si chiude. Delitto e castigo. Ma nella fantascientifica, quanto vera terra campana, né delitti né castighi. Nessun cerchio che si chiude. Cinema italiano. Ma sottotitolato. Italia, ma quell’altra. Dov'è impossibile riconoscersi, o anche solo conoscere. Non è una scelta stilistica quella del dialetto, del sottotitolo. Qui e ora, a Gomorra, si parla questa lingua. Gomorra recupera la tradizione dialettale, ma fugge i rischi di macchiettismo. Occhio puro, elettrico, cinema sulla realtà. Illusione di una finestra da cui guardare. Ecco il punto di vista, nel cinema punto macchina. Al cinema, non c’è soltanto un “dove”, ma anche un “da dove”. Cioè dalla spalla dell’operatore, o del regista che ama prenderne il posto. Il punto di vista di Garrone, del romanziere Roberto Saviano, punti di vista umani. Camera a spalla che osserva ad altezza adulto. Così, accade che i bambini si osservino dall’alto verso il basso. Ma è solo un punto di vista, nient’altro. Non c’è colpa quaggiù, che la colpa è cosa divina. Diritto divino, la cui rabbia distrusse già una volta la città. Ma lo sguardo di Dio si è perso per strada.

Due ragazzi che rubano le armi del boss, amici che sognano di diventare qualcuno, cresciuti fra Nikita e Scarface. Due ragazzini che corrono per fare ciò che i grandi hanno detto, divisi da una guerra che non possono capire, e noi nemmeno. Amici eravamo, adesso nemici. Una madre muore per non aver tradito il figlio. Un ragazzino uccide per non tradire. O con noi, o con loro. Non si sceglie se uccidere, soltanto chi. Un sarto decide di accettare i soldi cinesi per portare qualcosa in più alla moglie e per sorridere addormentandosi al pensiero di esser stato chiamato “maestro”. Nessun giudizio, lo spettatore, troverà nello sguardo silenzioso di Garrone. Nemmeno per il portasoldi che tradisce, dopo aver lasciato uccidere. Garrone segue. Insegue. Lui e Saviano, tacciono. Provano a fare silenzio, per lasciar parlare Napoli. I neorealisti, la chiamavano poetica del pedinamento. Un personaggio e una macchina da presa che lo rincorre, sperando di trovare la realtà. Così Garrone scruta, osserva, analizza. Curioso, non scientifico. Se c’è una colpa, non cercatela qui: fra coloro che reggono i fili. Cercatela in altri spazi. Condannati a un punto di vista “altezza occhio”. L’occhio non parla, può solo osservare. Gli attori, scelti tra le vie di Scampia, hanno visispessi” e “piegati” da una vita dentro al fango. La camera a spalla, sempre, comunque, precisa, pulita, non si fa performance stilistica e si lascia dimenticare. Il regista evita la ricerca artificiosa dell’amatoriale, della presa diretta, senza però rinunciare a un’idea di cinema che non sia progetto estetico di montaggio; cercando un estremo contatto con la propria storia e la realtà che essa rincorre. Ma il contatto con la realtà sfugge all’occhio-cinema. Il cinema che si annulla, continua ad esistere nella sua pesante mole di macchinario che osserva. Prima condizione per osservare: non essere. La macchina da presa, e noi che proviamo a guardare dal buco della serratura dentro le vie di Napoli, rimaniamo fuori dalla porta. Non era che un film. E noi, spettatori. L’occhio elettrico non ci ha suggerito verità, speranze. Ancora quella scritta viola: Gomorra. Il cerchio si chiude. Il film è finito. Nulla è cambiato. La scena scandalosa che abbiamo visto, curiosando nella camera da letto dei nostri genitori, non c’è più. Gomorra non è più qui. Non è più adesso. È altrove. Buio. Poi, una nuova luce. Siamo a casa. Forse era solo un sogno. A colazione, i nostri genitori faranno finta di nulla. E noi dimenticheremo.

Gomorra (01 Distribution), € 16.90
Regia: Matteo Garrone
Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster
Audio e lingue: italiano – Dolby Digital 5.1
Sottotitoli:  italiano, italiano per non udenti, inglese
Area: 2
Durata: 130 minuti
Formato video: 2,35:1 anamorfico
Strato: DVD 9
Contenuti speciali: Ciro e Marco. Estratto da “Gomorra 5 storie brevi” (20 minuti), trailer

www.01distribution.it

Foto: 01 Distribution










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