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Il Nouveau Réalisme dal 1970 ad oggi

di Stefano Bianchi

I manifesti sottratti ai muri della città, sovrapposti l’uno sull’altro, incollati e strappati. Concretizzando l’arte di Mimmo Rotella (“décollages” che graffiano la pubblicità) e degli “affichistesJacques Villeglé e François Dufrêne (che scarnificano la carta rendendola magma di segni astratti). Gli impacchettamenti “kolossal” di Christo. Gli ingranaggi labirintici di Jean Tinguely. Le compressioni d’acciaio e le lamiere contorte di César. Le accumulazioni di Arman: violini che si disintegrano, spazzatura compressa nel plexiglass, claustrofobìe di oggetti nelle teche. E ancora: i “quadri-trappola” di Daniel Spoerri che “cataloganocose e stracci da mercato delle pulci, residui di cibo, mozziconi di sigarette, lerce stoviglie, bicchieri sbavati; il “martirio” delle tele di Niki de Saint Phalle: prese a fucilate, a colpi di colore; i pacchetti di fiammiferi giganti di Raymond Hains; i frammenti di tessuto, corsetti, foulards di Gerard Deschamps. Dopo la retrospettiva parigina del 2007, che ripercorreva il frenetico decennio di vita del Nouveau Réalisme (1960-1970), Milano rende omaggio al movimento che disintegrò la pittura gestuale/materica e al suo ideologo, il critico d’arte Pierre Restany (1930-2003).

Lo fa, al PAC, ripartendo dal ’70: quando dal 27 al 29 novembre i nuovi realisti si ritrovarono nel capoluogo lombardo (dove si erano messi per la prima volta in mostra nell’aprile del ‘60, alla Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, prima di sancire nero su bianco la nascita del movimento a Parigi, il 27 ottobre) per dichiarare la propria “morte artistica” officiando il “funerale” del Nouveau Réalisme. La Rotonda della Besana ospitò le opere di ognuno, il centro storico fu teatro di “happenings” (dall’impacchettamento di Christo al Leonardo da Vinci in piazza della Scala; alla statua fallica di Tinguely, intitolata alla Libertà e bruciata sulle gradinate di piazza del Duomo) e al ristorante Biffi, L’Ultima Cena organizzata da Spoerri apparecchiò (in una sorta d’ingorda “eat art”) cibi ispirati alle opere degli 11. Mancavano infatti all’appello Yves Kline (morto nel ’62) e Martial Raysse che aveva imboccato altre strade, la Pop in particolare. Fine dei giochi, dunque. E l’antologica al Padiglione d’Arte Contemporanea (perché non alla Besana? Peccato) lo sottolinea affiancando a qualche lavoropre-de profundis” (per ribadire l’assoluto valore creativo del Nouveau Réalisme) le opere successive che hanno visto gli artisti percorrere strade autonome, pur continuando a lavorare nel medesimo solco ispirativo. Da qui, gli accartocciamenti multicolor” di César (’98), lo skateboard di Deschamps (2001), la parata di sci di Hains (’88), i barbarici Idoli di Prillwitz assemblati quest’anno da Spoerri. Il rischio, era di creare l’“effetto televendita”: come accade con qualche accumulazione/scultura di Arman realizzata negli Anni ‘90. Ma sono, per fortuna, dettagli. Che non compromettono la “morte apparente” del Nouveau Réalisme.

Il Nouveau Réalisme dal 1970 ad oggi.
Omaggio a Pierre Restany
Fino all’1 febbraio 2009, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano
tel. 0276009085
Catalogo Silvana Editoriale, € 35


www.comune.milano.it/pac
 
Foto: Mimmo Rotella, La libertà, 1972, collezione privata
Christo, Wrapped Monument to Vittorio Emanuele, 1970, collezione privata, courtesy Galleria Tega, Milano
Arman, La poubelle de Mimmo, 1964, courtesy Fondazione Marconi, Milano



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