Coolmag - art

The Queen of Art
Sonnabend e Rauschenberg
Sonnabend by Warhol
home - art




The Queen of Art

di Redazione

Milano, via della Spiga, Tiffany. Un sabato qualsiasi. Coda di ragazzi e ragazze (benestanti) in attesa d’acquistare il sogno della vita: un diamante. Moderna consuetudine, per dichiarare il proprio amore. Ma oggi, lo dicono le statistiche, l’unica cosa che durerà per sempre è la pietra incastonata nel platino. Ileana Sonnabend (1915-2007), sposò l’italiano e futuro gallerista planetario Leo Castelli (1907-1999). Davanti alla vetrina di una galleria d’arte, decise che il proprio pegno di nozze doveva essere un acquarello di Matisse, anziché il solito diamante firmato. Ileana era lungimirante, e forse da quel momento non solo dichiarò amore all’uomo della sua vita, ma all’arte. Ileana Sonnabend, in realtà, si chiamava Ileana Shapira ed era figlia di ebrei d’origine rumena. Una ricca famiglia, fuggita negli Anni ‘30 in America per dimenticare gli orrori nazisti che si stavano compiendo in Europa. L’America è il sogno lontano dal caos, e Ileana è attratta dal fermento di New York. Collabora con Leo Castelli, che si disinteressa dell’industria tessile del suocero per dedicarsi all’arte. La comprano, l’arte. E frequentano gli studi di artisti sconosciuti. Scantinati di giovani nessuno.  Fondano, con loro, un circolo per incontrarsi il venerdì sera. The Eight Street Club, passa alla storia come il luogo dove gli espressionisti astratti e i nascenti minimalisti e pop discutono animosamente, si ubriacano, affrontano questioni esistenziali e artistiche. Ileana è silenziosa e attenta, il marito pone le basi per il suo futuro da gallerista spingendo gli artisti fuori dalla marginalità e divenendone portavoce.
 
Scoprono Robert Rauschenberg: è folgorazione. Ironia vuole che quest'ultimo, durante una visita dei coniugi Castelli, scenda a prendere del ghiaccio per un drink  nello studio dell'amico Jasper Johns. Appena sente il nome, Leo chiede d'incontrarlo e ne pianifica la personale che si terrà nella loro stanza da letto, trasformata in galleria d’arte. Ma il silenzio di Ileana, in realtà, è un chiassoso caos interiore. Stanca delle continue scappatelle di Leo, divorzia e sposa un amico dell’università, Michael Sonnabend. Ma l’attrazione intellettuale fra lei e Castelli non morirà. Per tutta la vita, sarà l’arte a tenerli vivi. E le abituali chiacchierate al telefono. Ileana e Michael, dopo un periodo trascorso a Roma nel vano tentativo di aprire una galleria d’arte (frequentando comunque Mario Schifano, Cy Twombly e Mimmo Rotella), decidono di trasferirsi a Parigi per far conoscere Roy Lichtenstein e Jasper Johns. Il microfono della Pop Art, a New York, è Leo Castelli. Ileana, a Parigi, è il megafono. È lei, fra gli Anni ’50 e i ’60, la sottile voce dietro a ogni scelta di Leo. Ed è ancora lei ad accorgersi che un giovane grafico di origini polacche, Andrew Warhola, ha talento come pittore. E deve insistere, con l’ex marito, per portarlo nella loro galleria. Lei è la regina della tavola, e non si contano i pranzi organizzati negli Hamptons con gli artisti. Ileana trascorre il tempo a discutere con Mark Rotko, Jackson Pollock e Willem De Kooning, Leo condivide la medesima passione. Tuttavia i 2 non esporranno mai gli espressionisti astratti, perché la  nascente cultura americana aveva altre fattezze: chiassose, colorate, invitantipubblicitarie. Infinite sono le registrazioni che l’attentissima biografa Manuela Gandini riporta nel libro The Queen of Art. Resoconti degli innumerevoli incontri newyorkesi e veneziani fra lei e Ileana. Ricordi d’arte e di vita. Cumuli di notizie fino ad oggi sconosciute al grande pubblico. Una biografia carica di umanità e racconti intimi. Perché Ileana Sonnabend, prima di essere una gallerista, era amica e compagna dei propri artisti. Il contrario di ciò che oggi accade nel mercato dell’arte: dove il più famoso degli artisti viventi, Damien Hirst, annulla il rapporto umano e professionale col gallerista Larry Gagosian vendendo all’asta - da privato, a prezzi stratosferici - buona parte delle sue opere. Il mercato s’è ridotto così. Un anno fa mi trovavo nella Sonnabend Gallery, a nord di Manhattan, e ad emozionarmi non è stato un quadro ma la scrivania di Ileana, da poco scomparsa a 92 anni. Era piena di carte, inviti d'inaugurazioni, appunti, appuntamenti con nuovi artisti. Chissà cosa ci avrebbe riservato,  Ileana, per il prossimo decennio. God Save the Queen, canterebbero in suo onore i Sex Pistols.

Manuela Gandini, Ileana Sonnabend “The Queen of Art”, Castelvecchi Editore, 362 pagine, € 25

www.castelvecchieditore.com

Foto: Ileana Sonnabend con Robert Rauschenberg
Andy Warhol, Ileana Sonnabend, © Sonnabend Gallery, New York


stampa

coolmag