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Shooting Philip Seymour Hoffmann
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Gregory Crewdson. Dream House

di Redazione

Vale la pena vedere le foto dell’americano Gregory Crewdson. Non solo perché è la sua prima personale in Italia, ma perché i suoi sono sogni inquietanti appesi al muro. Per l’esattezza, 12 grandi fotografie. Crewdson viene svelato solo ora al grande pubblico, ma è notissimo agli addetti ai lavori: ogni fotografo, oltre che conoscerlo, vorrebbe assistere a un suo “shooting”. E in pubblicità, non c’è art director che non desidererebbe lavorare con lui per un qualsiasi prodotto: “basta che sia Crewdson”. Addirittura, nell’impossibilità di poterci lavorare (difficilmente scatterà per un qualsivoglia marchio, Coca-Cola o Nike che sia), ci sono campagne pubblicitarie ispirate al suo stile unico, “ricopiato” spesso e volentieri da altri fotografi. Gregory Crewdson è un regista, prima ancora che un grande fotografo. O se volete, è un fotografo con l’occhio da regista. Le sue opere, infatti, nascono da un lavoro da set cinematografico. Sono vere e proprie riprese che finiscono su pellicola: non a 35 mm., ma su un banco ottico. Se mai vi capiterà di assistere a un  suo servizio, tutto vi farà pensare a un film: cominciando dal numero di persone in scena e al tipo di illuminazione, per finire con Julienne Moore in camicia da notte. E quell’omone gigante che sta dando indicazioni? Non è l’aiuto regista di David Lynch, ma il vero regista: Gregory Crewdson. E il suo "film", in mostra da Photology, a Milano, si intitola Dream House e nasce da una sua idea: chiamare attori famosi disposti a lavorare a paga sindacale, adeguandosi alla “location”. Nessuna eccezione.

In una casa disabitata nel Vermont, arrivano Tilda Swinton, Julienne Moore, Philip Seymour Hoffman e Gwyneth Paltrow. E trovano ogni cosa, sul set, come l’ha lasciata il defunto proprietario. Per il fotografo, è la perfezione assoluta: in quella casa, riesce a raccontare attraverso gli attori (che nel frattempo si sono precipitati ad acquistare abiti a basso costo nei centri commerciali) il mondo che l’abitazione stessa riesce ancora a mostrarci. Anche se, in realtà, è una casa priva di vita. E lo fa servendosi di quel mondo onirico che da anni insegue e sperimenta. Racconta la morte con la vita, riempie stanze vuote rispettandone il “moodoriginario. Gli attori, “sciupati” e non-patinati, interpretano il “nessuno” di quella casa. È la vera contemporaneità della fotografia. Niente eccessi alla David LaChapelle, ma la rielaborazione fantastica del quotidiano e dell’ordinario che nasconde (nell’America rurale) mille sorprese e mille incubi. Vi sembrerà d’entrare dalla porta principale di una casa dove rivivono le atmosfere e i gesti del vecchio proprietario. Il nulla, così personale, di un uomo che sarebbe rimasto tale e che mai avrebbe immaginato di ospitare a domicilio Gwyneth Paltrow. Queste foto sono in vendita, e quello che comprerete è un sogno che altrimenti sarebbe rimasto imprigionato nella mente di Gregory Crewdson, creatore di ambienti inquietanti che anziché Hollywood indossano jeans da 10 dollari al paio. Ma non ve la caverete col prezzo di una paga sindacale: Crewdson è quotatissimo, e il suo è un sogno in vendita. E se vi state chiedendo quanto costa un sogno, allora lasciate perdere.

Gregory Crewdson. Dream House
Fino al 22 novembre, Photology, via della Moscova 25, Milano
tel. 026595285
Catalogo Photology, €
49

www.photology.com

Foto: Dream House, 2002, © Gregory Crewdson




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