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Jean-Michel Basquiat. Fantasmi da scacciare

di Stefano Bianchi

Scacciare i fantasmi. Un’ossessione, per Jean-Michel Basquiat (1960-1988). Una frase/slogan da imprimere su tele kolossal. Inondate di spasmi colorati e pennellate fulminee come assoli be-bop: fra Primitivismo afro, Art Brut e (in fondo al cuore) Cy Twombly. Fantasmi. Accanto a numeri telefonici, slogans, marchi della pubblicità, epitaffi, parole barrate. Fantasmi intesi come corpi scheletrici e scarnificati; come facce ridotte a teschi ghignanti. Alla Fondazione Memmo di Roma, l’antologica Jean-Michel Basquiat. Fantasmi da scacciare concentra in più di 40 opere provenienti da Germania, Belgio, Francia, Italia, Austria, Svizzera e Stati Uniti (inclusi i quadri realizzati in collaborazione con Andy Warhol e Francesco Clemente), la visione frammentata del graffitista nei confronti del corpo umano. Un interesse, il suo, crudamente e schiettamente anatomico. Maturato nel ’68 quando viene investito da un’auto mentre gioca a pallone. Gli asportano la milza, e durante la convalescenza riceve in dono dalla madre il volume Gray’s Anatomy, adottato dagli studenti di medicina.

Quel libro ha il potere di cambiargli la vita. Dando forma, come ha scritto il curatore della mostra Olivier Berggruen, “a una visione della personalità umana come qualcosa di fratturato e frammentato. Questa frammentazione, fa anche riferimento all’alienazione vissuta da un nero nella società razzista che più tardi lo avrebbe accolto con la stessa rapidità con cui lo avrebbe respinto qualche anno dopo, quando la dipendenza dalla droga lo fece diventare ‘persona non grata’ tra la maggioranza dei galleristi e collezionisti”. Un fantasma, appunto. Da scacciare. All’inizio del percorso artistico, che segue le “tags” firmate SAMO (Same Old Shit: la stessa vecchia merda) sui muri di Brooklyn,  il “corpovisualizzato è quello di Basquiat. Anatomia potente. Zombie riemerso dal mondo dei morti. Oppure figura nera, spettrale. Sagoma che contrasta con la dolcezza, la vulnerabilità e la poesia delle 5 foto che gli scattò Michael Halsband e che vengono presentate per la prima volta al pubblico. Poi, ritraendo jazzisti e campioni dello sport, il corpo si trasforma in essenza scenica, recitante, graffitismo. Protagonista, spesso, di un contesto pittorico che affonda le radici in un “paesaggio” della giovinezza fatto di automobili, aerei, grattacieli, poliziotti, disegni animati, comics. Per dare vita, scacciando i fantasmi, alla fugacità dell’esistenza. E al tempo stesso, col gesto pittorico, alla sua riaffermazione.

Jean-Michel Basquiat
Fantasmi da scacciare
Fino all’1 febbraio 2009, Fondazione Memmo – Palazzo Ruspoli, via del Corso 418, Roma
tel. 066874704
Catalogo Skira, €


www.fondazionememmo.com

Foto: Senza titolo (Coca Cola), 1982, Galerie Vedovi, Bruxelles
Autoritratto (Plaid), 1983, Collezione Thaddaeus Ropac, Salisburgo-Parigi
Tabacco, 1984, collezione privata, courtesy Galerie Bruno Bischofberger, Zurigo


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