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Separating Light From Dark

di Stefano Bianchi

Dannata settimana. Da mozzare il fiato. Stakanovista. Infilzata in una New York che non dorme mai. Steve Powers, graffitista di Philadelphia e star alla Biennale di Venezia 2001, a Manhattan s’è trasferito 14 anni fa. E da quel momento, di dannate settimane, ne ha collezionate una dietro l’altra. Poi, però, col suo stile che si rifà alla grafica delle insegne pubblicitarie Anni ’50, s’è messo a dipingere in smalto su lastre d’alluminio tutto quell’insopportabile caos. Esorcizzandolo. Almeno per se stesso. Gli altri, chissà. Dunque, la serie pittorica 8 Day Week esposta nella personale del 2007 alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, è arrivata a Milano evidenziando marchi immaginari e figure che potrebbero illuminarsi d’intermittenza al neon. La mostra, intitolata Separating Light From Dark, non solo si riferisce al passo della Genesi che vede Dio separare nel primo giorno della Creazione la luce dalle tenebre, ma più banalmente al gesto del dividere il chiaro dallo scuro al momento del bucato.

Spiega l’artista: «Il risultato è una mappa d'emozioni che ci guida verso la divinità e la rovina. Per tutto il cinismo evidenziato nei miei dipinti, c’è un’uguale quantità di fede e di amore. Credo che 8 Day Week rappresenti entrambi i lati dell’umanità. Siamo capaci di grandezze ma poi, alla fine, roviniamo tutto». Appunto. 8 giorni alla settimana. Giacchè la combinazione dei dipinti, 25-8, sottintende un ritmo di lavoro impossibile: 25 ore su 24, 8 giorni su 7. L’ora in più, il giorno in più, sono il tempo extra che non esiste. Eppure scandisce lo stakanovismo all'ombra dell'Empire State Building. Intrecciando sacro e profano, straordinario e ordinario, ogni quadro di Steve Powers scandisce giorni della settimana che non si chiamano Monday, Tuesday, Wednesday, Thursday, Friday, Saturday e Sunday; bensì Mundane, Duesday, Whensday, Thirsty, Frieday, Sadderday e Someday. Puntando dritto allo “slang”, si scatenano allitterazioni, paradossi, modi di dire. Parole e slogans crudi, ironici e pungenti, raccontano il gran casino del vivere contemporaneo: amore, odio, desiderio, frustrazione, insicurezza, gelosia, rabbia, lotta. Tutta la confusione di noi poveri uomini, “pubblicitariamente” esposti al pubblico ludibrio.   

Steve Powers
Separating Light From Dark
Fino al 31 ottobre, Galleria Patricia Armocida, via Bazzini 17, Milano
tel. 0236519304


www.galleriapatriciaarmocida.com

www.firstandfifteenth.net

Foto: Mundane, 2007
Thirsty, 2007
Frieday, 2007
Courtesy Galleria Patricia Armocida, Milano

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