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Travelling '70 -'76

di Redazione

Cardboards, Venetians, Early Egyptians, Hoarfrosts, Jammers. Impalpabili, astratte, monocromatiche, tattili. Sono le serie di opere in mostra a Monaco di Baviera che Robert Rauschenberg realizzò negli Anni ‘70 a Captiva Island, dopo aver girato il mondo (Italia, Francia, Gerusalemme, India…) entrando in contatto con ogni cultura. E proprio nel suo “buen retiro” in Florida, conquistato dopo essersi lasciato alle spalle il jet-set newyorkese, l’artista del New Dada lo scorso maggio ci ha lasciati. Travelling ’70 -’76, retrospettiva magica e spirituale, è dunque l’addio struggente e straordinario di colui che il gallerista Leo Castelli portò nell’Olimpo della notorietà, conquistato dalla compostezza e dal rigore delle sue opere. Lo scopo di Rauschenberg, fin dagli esordi, è guardare, scoprire, conoscere. A Parigi, incontra Susan Weil che diventerà sua moglie e a New York, nel 1949, segue gli allestimenti delle vetrine di Tiffany. L’anno successivo, la prima personale alla Betty Parson’s Gallery. È avido di novità, Robert. E anche la Grande Mela diviene troppo piccola, per lui. Dopo aver collaborato col musicista John Cage, va in Francia, Spagna, Nord Africa e Italia, dove espone tele a Roma e a Firenze. Tornato in America, incontra Jasper Johns che lo presenta a Castelli. Da qui, si fa infinito l’elenco di persone che si rivelano fondamentali per il suo percorso artistico. A iniziare da Marcel Duchamp.

È tutto scritto, e il successo è dietro l’angolo. Nel ’64, Rauschenberg si aggiudica il Gran Premio per la Pittura alla Biennale di Venezia, che osserva con qualche scetticismo la neonata Pop Art americana. La sua è una pittura ricca, piena, a livelli, tattile. L’occhio, per la prima volta, ha 2 mani come il nostro corpo. Le sue tele ghermiscono oggetti saturi di materia: animali impagliati, cose quotidiane… La sua tecnica pittorica inizia scegliendo i materiali più idonei e si concretizza nei “combine paintings”, le pitture combinate. Conosce Andy Warhol, l’artista texano. E come lui, esplora le potenzialità del processo serigrafico trasformando in magia sbavature e imperfezioni. Robert Rauschenberg non ha mai voluto far parte della Pop Art. Ma la critica lo ha sempre considerato, con Jasper Johns, il fondatore del movimento. Lui, in realtà, è stato l’anello mancante fra arte e vita. Quegli oggetti quotidiani prodotti in serie (dalla segnaletica stradale ai cartelloni pubblicitari) e il lavoro svolto in precedenza dai Dadaisti, trovano nell’arte di Rauschenberg una nuova forma e una nuova estetica: immediata, più vicina alla persona comune. Ora che il suo viaggio si è definitivamente concluso, non si può non pensare a Bed, la prima opera realizzata nel ’55. Se avesse potuto, Bob avrebbe scelto di dormire proprio in quel letto sporco di colori, macchie, mescolanze. Di addormentarsi lì, per sempre.

Robert Rauschenberg
Travelling ’70 -’76
Fino al 14 settembre, Haus der Kunst, Prinzregentenstrasse 1, Monaco di Baviera
tel. 0049-89-21127113
Catalogo Fundação de Serralves, € 38


www.hausderkunst.de
www.vacanzeingermania.com

Foto: Robert Rauschenberg, 1974, © Art Kane
Mirage (Jammer), 1975, collezione dell’artista
Moor (Hoarfrost), 1974, Sonnabend Collection, New York, © Lawrence Beck
© Robert Rauschenberg / VG Bild-Kunst, Bonn 2008




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