Coolmag - art

Sam Francis
Jackson Pollock
Morris Louis
home - art




Action Painting

di Stefano Bianchi

Si muoveva come un ballerino, attorno alle enormi tele gettate a terra. Faceva sgocciolare colori, dai barattoli di latta, con una gestualità scattante. Nevrotica. Zero parole. Ma azione: per esistere, per continuare a vivere. Poiché la pittura non doveva dire, né rappresentare nulla. Jackson Pollock, inevitabilmente, è il simbolo dell’Action Painting ricostruito e narrato nella retrospettiva di Basilea, alla Fondation Beyeler. Movimento, la “pittura d’azione”, che si tende a focalizzare negli Stati Uniti ma che, viceversa, all’indomani del secondo conflitto mondiale, si ramificò anche in Europa e in Giappone. Espressionismo Astratto (e Scuola di New York) da una parte; Art Informel dall’altra. Differenti eppure speculari. Spontaneità al potere, trascendendo i confini del figurativo. Se c’è una critica da muovere a questa mostra, è di avere ignorato l’Informale italiano di Burri, del Fontana dei primi Concetti spaziali, di Morlotti, Vedova, Scanavino… Imperdonabile.

E nel lotto dei 27action painters” in cartellone - per un centinaio di opere in totale – c’è chi, in realtà, ha rallentato e “meditato” il proprio gesto pittorico: proiettandolo nel metafisico (Mark Rothko), stratificandolo di materia (Jean Fautrier), destinandolo a riempitivo dei suoi strumenti musicali infranti (Arman: il “nuovo realista” che ben poco ha a che spartire con quest’arte nata dopo la bomba atomica). Ma tant’è. Questo pellegrinaggio nella gestualità e nell’apocalisse cromatica, mette in fila capolavori di Sam Francis e Willem De Kooning; l’espansione del concetto di “action painting” operata da Cy Twombly e da Eva Hesse; le “pitture macchiate” di Morris Louis; l’immaginifico gestuale (influenzato dalla surrealistica idea di “écriture automatique”) di Jean Fautrier, Hans Hartung e Wols; la tecnica dell’olandese Karel Appel e del danese Asger Jorn, avanguardisti del movimento Co.Br.A. (Copenhagen, Bruxelles, Amsterdam). E poi, il Giappone del gruppo Gutai mirabilmente identificato in Kazuo Shiraga, la cui azione pittorica si sviluppa appeso a una corda, utilizzando i piedi. Va da sé, comunque, che i riflettori siano soprattutto puntati su Jackson Pollock, nocciolo della mostra, con opere leggendarie come Out Of The Web, Search e Number 7, realizzate fra il 1949 e il ’55.

Action Painting
Fino al 12 maggio, Fondation Beyeler, Baselstrasse 101, Riehen/Basilea
tel. 0041-61-6459700
Catalogo Hatje Cantz Verlag, 68 franchi svizzeri


www.beyeler.com

Foto: Sam Francis, Untitled, 1956, Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Denmark, © 2008, ProLitteris, Zurich
Jackson Pollock, Out of the Web: Number 7, 1949, Staatsgalerie Stuttgart, © 2008, ProLitteris, Zurich
Morris Louis, Omega IV, 1959/60, Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Denmark, © Morris Louis

stampa

coolmag