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Poster giapponese Help!
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Locandina e ticket Beatles
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Arrivano i Beatles - Storie di una generazione

di Stefano Bianchi

"Questi giovani soffrono di una malattia altamente contagiosa chiamata beatlemania. I sintomi sono: isteria urlante, iperventilazione, svenimenti, attacchi di parossismo e convulsioni spasmodiche. Non sono fatali, ma il divertimento è garantito". Più chiaro di così. Cos’altro aggiungere allo slogan del film I Wanna Hold Your Hand, diretto nel 1978 dall’americano Robert Zemeckis? Oltretutto, il titolo italiano che recitava 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles!, era ancor più esplicativo. Già. Perché si trattò di un virus contagioso. Che dall’Inghilterra si tramutò in epidemia mondiale una volta sbarcato in America, irrobustito dalla tournée dei Fab 4 e dalla loro partecipazione all’Ed Sullivan Show: 9 febbraio ’64, 73 milioni di spettatori incollati al teleschermo. Quarantaquattro anni dopo: John Lennon e George Harrison riposano beati in cielo, Paul McCartney sforna ogni tanto un disco, Ringo Starr si arrabatta. Eppure, la beatlemania è ancora viva e vegeta. Antidoti? Macchè. Venerazione pura.

A testimoniarlo è Arrivano i Beatles – Storie di una generazione, la mostra in cartellone ad Aosta che illustra per filo e per segno il BeatleVirus: mettendo in fila 200 manifesti, 1.000 dischi provenienti da ogni latitudine, 200 spartiti musicali, decine di preziosi documenti autografi e 200 magliette. Un diluvio di memorabilia, l’80% di proprietà dell’avvocato milanese Umberto Buttafava: 1.000 vinili e 4.000 oggetti. Estrapolati da un collezionistico totale di 50.000 dischi. Ecco, in ordine sparso, il modellino del giallo vagone ferroviario del Magical Mistery Tour (’67); l’azzurra lunch box per scampagnate beatlesiane; le parrucche col famoso taglio “a paggetto”; l’ultrakitsch di matrioske e profumate saponette; la poltrona gonfiabile griffata Yellow Submarine; la confezione di naftalina Beatles Insect Repellent, prodotta nelle Filippine; la batteria suonata da Ringo Starr nel tour americano, con il logo The Beatles dipinto a mano dal road manager Mal Evans… E i manifesti: del primo lungometraggio, il cui titolo (A Hard Day’s Night) non era stato ancora deciso; del concerto allo Shea Stadium di New York (’64); del film Let It Be tradotto in italiano… Chiedi chi erano i Beatles, cantavano gli Stadio. Vietato fischiettarla, o farci karaoke, dopo aver visitato questa mostra.

Arrivano i Beatles - Storie di una generazione
Fino al 4 maggio, Museo Archeologico Regionale, Centro Saint-Bénin, piazza Roncas 12, Aosta
tel. 0165275902
Catalogo Skira Editore, € 30


www.scuole.vda.it/arrivanoibeatles

Foto: Poster giapponese del film Help!
Lunch box e thermos, Anni ’60
Locandina e biglietto cinematografico Usa, 1964

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