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Roberto Malquori. Effetto Pop

di Stefano Bianchi

Ci sono artisti Pop che non si mostrano spesso al grande pubblico. Ma che, viceversa, fanno la gioia di appassionati e collezionisti. Artisti che non hanno nulla da invidiare a Rotella, Schifano, Festa, Angeli. Ma che, con umiltà e un pizzico di pudore, preferiscono muoversi nella penombra. Roberto Malquori, classe 1929, di Castelfiorentino, è uno di questi. Lo scorso ottobre, girando fra gli stand di ArtVerona, mi sono sorpreso confuso e felice davanti alle sue opere. Volti della pubblicità che sembrano “rubati” a Carosello e indossatrici in libera uscita dalle pagine dei rotocalchi femminili che si affiancano, intrecciano, sovrappongono. Il trionfo massmediologico, totale, riunisce sulle tele facce, parole, marchi. Trasformandoli in “décollages” che, mi ha spiegato Malquori, «sono il frutto del trasferimento di immagini assemblate come meglio credevo. Accostandole, moltiplicandole, sovrapponendole, ho rappresentato lo spazio saturo di figure che i mezzi di comunicazione propongono a getto continuo».

L’Effetto Malquori, virus benefico che contamina la Pop Art di razza, si sta irradiando nell’antologica di scena a Brescia, alla Galleria Colossi Arte Contemporanea, partendo dalle Iconosfere, dai Computer, dalle Interrelazioni. Da quelle opere, cioè, che negli Anni ’60 seppero fondere Poesia Visiva e Arte Pop. L’artista, all’epoca, faceva parte del Gruppo 70 fondato da Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Un “ensembleinterdisciplinare che sintetizzava, in forma di “collage”, parole e immagini, scrittura e pittura. Poi (unico italiano) aderisce al Bauhaus Situazionista Scandinavo, fondato nel ’59 da Jörgen Nash e Asger Jorn. E continua a riprodurre volti di belle donne che lui trasforma in bellissime, icone televisive, simboli della pubblicità. Fino a trovare, nell’ossessiva moltiplicazione dell’immagine, l’ideale bilanciamento fra estetica Pop e Poesia Visiva. Proseguendo negli anni, Malquori è transitato dal volto al corpo: sempre più sensuale, sempre più ostentato. Quasi a voler pedinare la progressiva liberazione italiana dei costumi e della sessualità. Infine, con le ultime Iconosfere, le immagini del mondo digitale, del cyber-spazio e della realtà virtuale sono le prime ad offrirsi alle sue “scannerizzazioni”, poiché «se ieri i mass media erano un fiume, oggi sono un fiume in piena». Increspato di Poesia Pop.

Roberto Malquori. Effetto Pop
Fino al 25 gennaio, Galleria Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 13, Brescia
tel. 0303758583


www.colossiarte.it

Foto: Iconosfera (Simmenthal), 1967
Sensualmente, 1963
Madonna II, 2004

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