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Mimmo Jodice foto
Joseph Beuys State III
Capri Batterie
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Warhol - Beuys

di Redazione

Non vi sarà mai capitato. O forse sì. Di sicuro, per Andy Warhol e Joseph Beuys è andata proprio così: un appuntamento al buio. È il 1980. Luogo: una galleria d’arte, a Napoli. Giorno: 1° aprile (e non è stato uno scherzo, anche se i protagonisti hanno riso molto). È il napoletano Lucio Amelio (1931-1994) a combinare l’incontro fra i 2 guru dell’arte contemporanea. Proprio come un fan. O un fanatico, che sogna da una vita di pranzare coi suoi idoli hollywoodiani. Ma il tappeto rosso, in questo caso, è un piatto di pasta al sugo di pomodoro. La Fondazione Mazzotta, a Milano, rende omaggio al grande gallerista con 92 opere: 30 di Warhol, 42 di Beuys, più 20 capolavori di Gerhard Richter, Bob Rauschenberg, Robert Mapplethorpe, Anselm Kiefer, Mario Schifano, Mimmo Paladino e altri artisti coinvolti nella collezione d’arte Terrae Motus. Lucio Amelio. Colui, cioè, che riuscì ad attirare l’attenzione dei media europei (e non solo) sull’insolita operazione-lampo a Napoli che per una manciata di ore divenne l’ombelico del mondo. Col maestro della Pop Art che gironzolava per la città coi sacchetti straripanti di “gadgets” partenopei: in jeans, giacca Brooks Brothers, parrucca bionda. L’altro, il tedesco Beuys, col cappello di feltro in testa, giubbotto da pescatore, camicia bianca.

Diversissimi fra loro. Antitetici per look e cultura. Ma convergenti, per magia, nella galleria di Lucio Amelio. Che li mette uno di fronte all’altro: il timido e l’esuberante. L’americano immobile e il tedesco energico. Andy omaggia subito Beuys ritraendolo: polvere di diamante sul volto crudo. E Joseph risponde a modo suo, con un’azione segreta nell’antro della Sibilla, a Cuma. Fate Presto, urlano i 3 dipinti di Warhol all’ingresso della mostra. Trittico di chi, come Andy, rimase colpito nell’intimo dal terremoto del novembre ’80. E poi, warholianamente, un paio di stivali rossi sporchi di colore che l’icona Pop regalò, dopo averli autografati, ad Amelio. Insieme alla sua Polaroid. Il sisma viene ribadito da Beuys nell’installazione Terremoto in Palazzo (’81) dove tutto è precario: tavoli in bilico su bottiglie, vetri rotti sparsi sul pavimento. E il Diagramma Terremoto: carta millimetrata da elettrocardiogramma, per raccontare il suo terremoto emotivo. Anche Warhol, nell’85, torna a Napoli con la serie Vesuvius: eruzioni drammatiche, coloratissime. Da Warhol a Beuys, altri oggetti in mostra: un vassoio di cartone (chissà se Beuys assaggiò qualche dolce napoletano…) con sopra scritto, a matita, “Mi nutro sciupando energia”. E un limone (geniale), collegato a una lampadina elettrica, che si trasforma in Capri-Batterie. Da Beuys a Warhol: le serigrafie di Superman, Mickey Mouse, Dracula. E le foto di Andy, ritratto mentre ritrae la moglie di Joseph. Fate presto, mi viene da dire. Rendete omaggio a Lucio Amelio, che riuscì ad attrarre a sé i pesi massimi dell’arte contemporanea.

Warhol – Beuys. Omaggio a Lucio Amelio
Fino al 30 marzo, Fondazione Antonio Mazzotta, Foro Buonaparte 50, Milano
tel. 02878197-878380
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta, € 29 in mostra; € 39 in libreria


www.mazzotta.it
 
CoolMag Tube: it.youtube.com/watch?v=DYNcUrfL62Y

Foto: Mimmo Jodice, Warhol e Beuys in piazza dei Martiri a Napoli, manifesto a colori, Collezione Mimmo Jodice, Napoli
Andy Warhol, Joseph Beuys State III, 1980-83, Collezione Amelio-Santamaria
Joseph Beuys, Dopo mille ore cambiare le batterie (Capri-Batterie), 1985, Collezione Amelio-Santamaria






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