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Foodscapes - Art & Gastronomy

di Stefano Bianchi

Una sfilata di anoressiche modelle che, sedute attorno a un tavolo di cristallo, mangiano solo cibi monocromi (Vanessa Beecroft). Un’ultima cena da consumare affondando coltelli e forchette nelle nude carni di una vittima predestinata (Patrick Raynaud). Cipolle da trangugiare fino alla nausea: unico pasto in tempo di guerra (Marina Abramovic). Quadri-trappola creati fissando su tavole scarti e luculliani avanzi di libagioni (Daniel Spoerri). Una branda da campo sormontata dalla scritta FAME (Michelangelo Pistoletto). Dove, se non a Parma, ogni pietanza si trasforma in arte del mangiare? Pensiamo ad esempio ai tortelli di zucca, o ai cappelletti. Ma l’arte, per una volta, può trasformarsi in cibo? Certo che sì, nella mostra della creatività contemporanea Foodscapes – Art & Gastronomy che vede coinvolti più di 40 artisti internazionali (fra cui Gilbert & George, Claudio Parmiggiani, David Reimondo, Sam Taylor-Wood, Omar Galliani, Hermann Nitsch, Wim Wenders, Dennis Oppenheim e Denis Santachiara) alle prese con l’atto del mangiare: culturale, metafisico, metaforico. Non biologico, fisico, reale: come i pochi, semplici e immediati gesti del portare cibo alla bocca lasciano normalmente intendere.

Strutturata in varie sezioni tematiche, Foodscapes propone opere d’arte, installazioni e filmati che trattano e analizzano il cibo dal punto di vista sociale, culturale, politico, religioso, linguistico, antropologico, clinico. Si ha l’impressione, transitando da un lavoro all’altro, di essere nel cuore di una Grande Abbuffata Psicoterapeutica; o fra le pieghe tropicali di un “reality” dove ci si arrabatta alla ricerca di un tozzo di pane; o ancora, nel “remake” del cannibalesco film Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Peter Greenaway. Foodscapes non sprigiona l'appagante sapore delle pietanze pluripremiate dalle guide gastronomiche; ma neppure il non-gusto dei cibi surgelati, o il pallore nutrizionale degli OGM (organismi geneticamente modificati). Ha, semmai, il sapore agro della provocazione che si trasforma in allegoria, magia, mistiche visioni. Se da un lato il mangiare è un’esibizione rituale e cerimoniale del potere e della ricchezza, dall’altro è distruzione, anarchia, bestialità, sopraffazione, immoralità. Fino all’autodistruzione, all’automortificazione, all’edonismo più sfrenato. All’indigestione dell’arte: affascinante, sarcastica. Per palati fini.

Foodscapes - Art & Gastronomy
Fino al 6 gennaio 2008, ex Cinema Trento, via Trento 4, Parma
tel. 0521781449
Catalogo Federico Motta Editore, € 49 in libreria, € 35 in mostra


www.gnamfestival.it

Foto: Vanessa Beecroft, "VB52 04 NT", 2003-2004, collezione privata, Pesaro, courtesy Galleria Lia Rumma Napoli/Milano
Patrick Raynaud, Le festin cannibale, 1993, collezione dell'artista
Marina Abramovic, The Onion (1996, 20'00''), courtesy Sean Kelly Gallery New York, distributed by Netherlands Media Art Institute, Montevideo, Amsterdam





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