Coolmag - art

Vega Multi
Folk Lor
Torony Nagy
home - art




Victor Vasarely. L'Opt Art al potere

di Redazione

“Ma certo! Li conosco questi quadri! Ma non pensavo li avesse dipinti proprio lui…”. È la frase che vi capiterà senz’altro di sentire durante la visita della mostra milanese dedicata all’ungherese Victor Vasarely (1906-1997). Nessuno riesce a pronunciare bene il suo nome, ma quando vedi un suo quadro non ti poni la domanda “Vasa chi?”. Ti abbandoni, casomai, alla visione del mondo “vasareliano”: dagli inizi con la Bauhaus fino ai progetti delle torri nucleari. 10 sezioni fra quadri (100 in tutto) in bianco e nero e altri (raffinatissimi) a colori. Vasarely è stato pittore, progettista, filosofo ma soprattutto matematico: definizione antipatica, o quantomeno lontana da quella visione romantica che siamo solitamente portati a dare a un artista. Ma se la matematica applicata geometricamente sulla tela, fatta di bianchi e neri, addizioni e sottrazioni, quadrati perfetti che magicamente nascondono cerchi, lascia allo spettatore il tempo e la voglia di allontanarsi e avvicinarsi a ogni opera… Bene. Vuol dire che siamo in presenza di un'autentica fascinazione matematica. Sintetizzata, ad esempio, nell’ipnotico Tuz e in Vega-Pal-Sniz, degli Anni '70. Gli appunti, incorniciati durante il percorso museale, ci aiutano a comprendere pensieri e schemi di ogni lavoro. E sembrano gli appunti di un geometra alla ricerca di una qualche armonia tra le forme; che, al contrario, esplodono sulle tele dando vita a una danza impossibile fra cerchi e quadrati, triangoli e rettangoli.

L’occhio (anche quello meno esperto) non mente: qui c’è magia. E anche lo sguardo gioca e danza, indeciso se abbandonare o continuare a giocare. Il pensiero di Vasarely è stato quello di migliorare il mondo attraverso l’arte. E ha davvero fatto della Opt Art la sua personale Pop Art. Un manifesto concettuale che ha contagiato design, abbigliamento, tappezzerie, oggetti d’uso quotidiano. L’Optical Art è talmente diffusa da non riconoscerne più né il padre né il fondatore. Capita anche all’arte, di avere la stessa sfacciata fortuna di quei pezzi musicali talmente noti da non ricordarne l’autore. E allora, la meravigliosa facciata optical “made in Vasarely” di un palazzo francese può essere scambiata per l’invenzione di un brillante architetto un po’ stravagante. Se osserviamo l’opera Bika, ne leggiamo il volume. E le nostre mani vorrebbero “toccare” e “confermare” quello spessore. La cinematografia degli Anni ’90 ci ha raccontato la realtà virtuale partendo proprio da questo tipo di rappresentazione grafica: esiste una dimensione matematica, magica e misteriosa del mondo. E i numeri costruiscono mondi nuovi, matematici e colorati. L’Opt Art basa il proprio dogma sulla visione e non sull’esecuzione emotiva dell’artista. Può essere da lui prodotta, o riprodotta da un computer, ma il suo valore artistico rimane intatto poiché figlio della “matematica d’artista”. La matematica di Victor Vasarely.

Victor Vasarely
“L’artista non ha che una scelta giusta: annullarsi come persona in favore della sua opera e offrirla con amore all’umanità astratta”
Fino al 27 gennaio 2008, Triennale Bovisa, via Lambruschini 31, Milano
tel. 02724341
Catalogo Carlo Cambi Editore, € 49


www.triennale.it

www.vasarely.com

Foto: Vega Multi, 1976
Folk-Lor, 1973
Torony-Nagy, 1969

stampa

coolmag