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Gilbert & George. La grande mostra

di Stefano Bianchi

Nel 1969, dopo essersi conosciuti a un corso di scultura alla St. Martin’s School of Art di Londra, Gilbert Proesch (San Martino, Bolzano, ’43) e George Passmore (Plymouth, Devonshire, ’42) danno inizio al loro sodalizio artistico in piedi, sopra un tavolo, danzando e cantando sulle note del motivetto “vaudeville” Underneath The Arches. The Singing Sculpture, la chiamano. Scultura cantante. Li osservo, Gilbert & George, mentre nelle sale del Castello di Rivoli introducono La grande mostra. 150 opere, strategicamente posizionate al secondo e al terzo piano, che coprono l’intero arco della loro quarantennale iper-produzione. Vestiti come impiegati della City (Gilbert in completo grigio, George in beige), ma con licenza d’una moderata stravaganza (cravatte stile Jackson Pollock per entrambi), rimangono immobili davanti alle telecamere. Sguardo fisso. Sculture viventi. Scandiscono fulminee, efficaci battute: «La nostra non è Pop Art commerciale, ma Pop Art individualista»; «Non crediamo nella resurrezione. Crediamo nell’erezione». Anche quando si mettono a posare dinnanzi all’obbiettivo fotografico, non muovono un ciglio. Sono 2 incorreggibili dandy, Gilbert & George. Naturalmente affabili. Ma in arte, 2 jene fameliche. 2 galantuomini che un giorno iniziarono a sognare un “mondo di bellezza” e di “deliziosi disastri”. Un mondo il più delle volte sbirciato dalla loro abitazione in Fournier Street, situata nell’East End londinese multietnico e multireligioso, sordido e proletario. E “indossato”, con un sorriso di sfida sulle labbra, in una foto scattata nel ’69: George the Cunt and Gilbert the Shit, George il coglione e Gilbert la merda. Ossia, da qui in avanti, arte trasgressiva e affascinante, indigesta e persuasiva. Romanticamente sadica.

Immagini degli Anni ’70 quasi figurative, piccole, bianche e nere; poi, via via, sempre più maestose. Impostate seguendo una griglia ortogonale. Scandite dal rosso sangue della violenza e del pericolo. Quindi, da precise scelte cromatiche: verde, rosso, giallo, blu. Infine, sature di colori abbaglianti. Realtà sociale vivisezionata col tipico distacco estetico del dandy: scorci di Londra (da Mental N° 3 a Mental N° 12); sporcizia, violenza, odio e problema nel bel mezzo di una rossa mattinata (Red Morning: Dirt, Violence, Hate, Trouble). E poi, l’humus metropolitano intossicato da graffiti che insozzano i muri: Lick (Lecca), Fuck (Fotti), Queer (Finocchio). Vitali, distruttivi, impregnati di sarcastico humour fino al midollo, G&G non si sottraggono mai all’evidenza. Anche a costo di visualizzare quegli escrementi (Shitty Naked Human World) che sono, spiegano, «una delle prime avventure di ciascuna persona nella forma, ed è qualcosa che chiunque capisce, sia che si tratti di un ricco o di un povero, di qualcuno che vive nel deserto o in città, di un bambino di tre anni piuttosto che di un uomo di settanta». O a costo di sbatterti in faccia sesso e omosessualità allo stato brado: sottoforma di 90 annunci che esemplificano il florido commercio del corpo mercificato (Named), o inserzioni di mercenari del sesso minuziosamente catalogate (New Horny Pictures). Né tantomeno sfuggono, alla premiata ditta G&G, gli attentati terroristici dell’estate 2005 nella metropolitana di Londra: frammentate, sconvolte Six Bombs Pictures. E ogni volta, in mezzo a questi disturbanti/fascinosi affreschi ci sono loro 2. Inossidabile coppia nell'arte e nella vita. Attoniti e ridanciani protagonisti delle umane miserie. Isolati e disperati. Sotto a un cielo plumbeo, in mezzo al caos del traffico. Nudi come vermi, vulnerabili, indifesi. Mi giro di scatto e sono ancora lì, Gilbert & George. Immobili davanti alle telecamere. Affettuosamente gelidi. Terribilmente cortesi.

Gilbert & George. La grande mostra
Fino al 13 gennaio 2008, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (TO)
tel. 0119565222
Catalogo Skira, € 35


www.castellodirivoli.org

Foto: Chichiman, 2004, collezione di Elizabeth Wingate e Ronald Kawitzky
Four Knights (Quattro cavalieri), 1980, Southampton City Art Gallery
The Edge (Il bordo), 1988, collezione privata, courtesy White Cube, Londra
© Gilbert & George

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