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David LaChapelle

di Redazione

Date dei colori a un bambino e vi porterà nel mondo irreale, sproporzionato, surreale. Libero da condizionamenti, da “questo sì, questo no”. David LaChapelle non conosce “giusto o sbagliato”, “si-no”, “si può o non si può”. Lui è tutto e il contrario di tutto: si sporca le mani come fa un bimbo con la marmellata e poi, sorridendo, ti imbratta la faccia mentre guardi le sue immagini. I suoi scatti non interpretano il reale, ma l’irreale. Quello che c’è e nessuno vede. Ciò che è desiderio, pulsione, ossessione, perversione da tacere. Palazzo Reale, a Milano, ci offre la più grande e completa retrospettiva del fotografo americano, dagli Anni ’80 al 2007. Si passa dal Diluvio Universale alle Celebrities, fino all’ultimo ciclo degli Awakened. 350 sogni lachapelliani, tutti a super-colori fatta eccezione per il ritratto in bianco e nero al suo maestro, Andy Warhol. David, infatti, inizia la carriera alla Factory di New York. Il padre della Pop Art gli concede di essere suo assistente, e lui ha la sfacciata fortuna di fotografare personaggi famosi che finiranno sulle copertine di Interview. L’anima “pop”, David, non l’ha mai abbandonata. Lo testimoniano le rivisitazioni dei quadri di Andy (con transessuali), che trasformano Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor in icone dalle labbra gonfiate. D’altronde, LaChapelle sfida la definizione di “bello” per darne una tutta sua, più attuale, scomoda, contemporanea: nessuno è perfetto, siamo tutti autorizzati a vivere le nostre ossessioni: sesso, cibo, droga, fede religiosa. Non risparmia nessuno. Chiama sul set Gesù, Britney Spears, David Bowie, Uma Thurman, Pamela Anderson, Naomi Campbell, Madonna, Christina Ricci, Marilyn Manson, Tupac, Christian Slater, Courtney Love... Angeli e diavoli in posa che si fanno giudicare, trasportare, colorare da una tavolozza satura di cromatismi.

Dio darà il suo giudizio ultimo nell’aldilà, ma sulla terra David LaChapelle non teme alcun paragone divino: i suoi ospiti sono nudi, disastrati, con doppio seno, comatosi o in overdose di sesso, poco importa. Si sniffano diamanti, si frusta un grigio impiegato di banca, si deride una grassa donna nuda a un improbabile sfilata di moda, si compra una femmina al bancone del pesce, o si sogna d’essere aderente tanto quanto il microslip di Pamela Anderson. Per poter dire, almeno una volta nella vita: “Anch’io sono stato proprio lì”. Ma ecco Gesù. Irrompe sulla scena per portare il bene e la luce sulle strade malfamate di New York. E lo ritroviamo ospite in un’Ultima Cena composta da un gruppo di rappers bisognosi di nuova vita. Prosegue il percorso, e incontriamo angeli dal volto di donne pallide che abbandonano il corpo di vecchie devote a Cristo. E poi automobili accartocciate, e incidenti stradali che ci raccontano che c’è un domani e che l’aldilà è bello come la modella che sta lasciando la scena bussando con lo sguardo al campanello di Dio. LaChapelle ci regala per un attimo la speranza di un futuro non terreno, come la nostra fede cui nulla dobbiamo chiedere ma solo (silenziosamente e quotidianamente) dare. Le immagini che fissa sulla carta fotografica, urlano chiamando sul “palcoscenico” i disperati di oggi nel Diluvio Universale (Kathrina di New Orleans?). Nudi e pronti a portare nell’aldilà qualsiasi cosa di terreno: brandelli di slip, insegne di Las Vegas. L’ultima sala rappresenta il vero giudizio: lo show è finito, siamo silenziosi e molli. L’acqua pulita che circonda i corpi esanimi di Awakened ci regala il silenzio prima di abbandonare la mostra. È stato tutto un gioco. Niente più tv a colori, niente più eccessi. Spegnete la luce, per favore. Metto i tappini della notte e lasciatemi dormire in pace, dopo tutto questo rumore. Domani, se ne avrò voglia, vi racconterò ancora dei miei sogni.

David LaChapelle
Fino al 6 gennaio 2008, Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
tel. 0254919
Catalogo Giunti Arte, € 48


www.comune.milano.it/palazzoreale

www.davidlachapelle.com

Foto: Uma Thurman, Gossip, 1997
Death by Hamburger, 2001
Jeff Koons, Sandwich, 2001
© David LaChapelle Studio


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