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Emilio Pucci. La Collezione Palio

di Redazione

Sullo sfondo del Cervino innevato, un gentleman allaccia lo sci a una signora con una “mise” mai vista prima. È l’inizio “casuale” della carriera di Emilio Pucci (1914-1992), napoletano d’origine ma fiorentino da generazioni. Una fotografa americana immortala le coloratissime tute da sci create dal marchese per la sua partner e nel dicembre del ‘48 pubblica le immagini sulla rivista di moda Harper’s Bazaar. L’anno dopo, le piste da sci cominciano a riempirsi di colori, e da allora il successo di Pucci è stato inarrestabile. Tanto che oggi non ci si può definire “fashion victims” se non si ha in guardaroba almeno un suo capo d'abbigliamento o un suo accessorio. L’Italia con i suoi cromatismi, la sua arte e la sua storia è sempre stata alla base delle collezioni dello stilista. Le tonalità di verde e azzurro che solo Capri sapeva regalare; il fucsia delle buganvillee che gli ispirò il “rosa Emilio”; i mosaici di Monreale stilizzati in disegni dagli sfondi blu, gialli e verdi… Ogni stimolo visivo era un’ispirazione da trasformare in stoffa. Dopo 50 anni, Siena celebra a Palazzo Squarcialupi con abiti, schizzi, foto, disegni, prove di colore e di tessuto, la Collezione Palio. Nel ’55, dopo aver assistito al Palio di Siena ed essersi invaghito di quell’incredibile atmosfera, Emilio Pucci inizia a lavorare in funzione dell’estate. «Il bianco e il nero dei marmi della Cattedrale, il rosso dei suoi palazzi, i fantastici colori delle Contrade. Ecco le mie ispirazioni. Può sembrare strano che abbia scelto un tema così remoto per il mio lavoro che ha un sapore tanto moderno. Ma io, artigiano fiorentino di oggi, mi sento molto vicino agli artigiani del Tre e Quattrocento, ed è proprio l’elemento medievale del Palio con la sua ricchezza di motivi geometrici e di colore che mi ha affascinato».

Così Pucci presenta la Collezione Palio nel febbraio del ’57. Le bandiere delle 17 Contrade diventano spunti da rielaborare in chiave moderna: per ognuna di esse, crea un foulard stampato su twill di seta in diverse varianti di colore (fino a 10 per ciascuna contrada). Motivi, simboli e cromìe si compongono e ricompongono, rimpiccioliscono e ingigantiscono in disegni talmente belli da sembrare quadri astratti. Camicie maschilistile fantino” si abbinano ai pantaloni a sigaretta in tinta unita. Festosi prendisole si ispirano ai gonnellini dei paggi e lunghi teli da mare si trasformano in “moderni e rivisitati” mantelli medievali. Il cotone nelle diverse tessiture (gabardine, popeline, rasatello) domina la collezione anche negli abiti da sera e da cocktail, conferendo ai capi più “importanti” un lato ironico e sbarazzino. Abiti-bustier, a palloncino, lunghi fino ai piedi, vengono realizzati con gli stessi accostamenti di temi e colori. Della bellezza, della modernità e del valore estetico della collezione Palio, il marchese fu sempre conscio. Tanto da volerla riproporre negli Anni ’80 e conservare intatta nel suo archivio, così come l’aveva vista sfilare nel ‘57.

Emilio Pucci, 1957. La Collezione Palio
Fino al 9 settembre, Palazzo Squarcialupi, Complesso museale di Santa Maria della Scala, Siena
tel. 0577224811
Catalogo Protagon Editori, € 35

www.santamariadellascala.com

www.emiliopucci.com

Foto: il marchese Emilio Pucci con le modelle della Collezione Palio
Contrada dell’Aquila, colori arancio e rosa; abito bustier da cocktail in batista di cotone stampato, ampia gonna a pieghe
Contrada della Selva, colori rosa e nero; abito bustier lungo in batista di cotone stampato; ampia gonna con due sopragonne più corte e asimmetriche


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