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Keith Haring: il Murale di Milwaukee

di Stefano Bianchi

Nel 1982 si impenna la popolarità di Keith Haring (1958-1990). I suoi disegni d’animali, figure umane e dischi volanti sbucano dalle fermate della metropolitana di New York per fare il loro ingresso trionfale alla Tony Shafrazi Gallery. E poi a Documenta 7, Kassel, Germania. E ancora, si animano per mezzo minuto in un filmato che va in onda non-stop per un mese su un megaschermo di Times Square. Semplice e riconoscibile, l’idioma pittorico del talento nato a Reading, in Pennsylvania, passa dall’underground al mondo dell’arte convenzionale di gallerie e musei. Nell’aprile dell’anno successivo, Curtis L. Carter della Marquette University di Milwaukee propone a Haring di dipingere un murale dove sarebbe sorto l’Haggerty Museum of Art. Keith accetta di buon grado. Compenso: spese di viaggio e alloggio per lui e il deejay Juan Dubose. A Milwaukee, si percepisce nell’aria qualcosa di straordinario. L’artista viene intercettato mentre acquista da un ferramenta in North Third Street vernice nera per i contorni delle immagini. Quindi, in un colorificio sceglie per 45 dollari al gallone il Day-Glo arancione brillante destinato a riempire gli spazi interni. Ad attenderlo c’è una recinzione lunga 30 metri, alta 2 e mezzo, composta da 24 pannelli di compensato.

Sul lato ovest del cantiere, Keith Haring si mette al lavoro tracciando di nero i contorni da riempire col Day-Glo. Attorno a lui si raduna una piccola folla, che nei 3 giorni successivi si tramuterà in un flusso ininterrotto di studenti, bimbi, genitori, artisti, giornalisti. Il Murale di Milwaukee, che per la prima volta è uscito dagli Stati Uniti per guadagnare gli spazi dell’Orangerie di Villa Reale, a Monza, è il vocabolario ideale dei “pittogrammi” di Haring: immagini/graffiti che materializzano un coinvolgente, irrefrenabile inno alla vita. La parte anteriore concentra figure che ballano la break-dance: rotanti, vibranti, fluide. Due ballerini esibiscono serpenti che fuoriescono dalla testa; altri 2 hanno sembianze di cani. Un televisore (testa di una figura danzante) trasmette “83” sullo schermo, mentre un’altra tivù agita ali d’angelo. Piccoli danzatori si dimenano su una testa a forma di calice, con 2 “x” al posto degli occhi. E una faccia da cartoon, 3 occhi e lingua di fuori, cita le prime opere create dall'artista nell’81. Il retro del murale raffigura invece 12 bambini (The Baby) che camminano a quattrozampe. E altrettanti cani. Sono il logo, la “tag” di Haring per distinguere la propria identità da quella degli altri artisti. Il 25 aprile 1983, il Murale di Milwaukee è lo snodo nevralgico delle cerimonie per l’inaugurazione del museo. Keith Haring è un uomo davvero felice. E non dimenticherà quel pastore tedesco che, abbandonato il fresbee con cui stava giocando, si era fermato ad osservarlo mentre dipingeva i suoi cani.
Keith Haring: il Murale di Milwaukee
Fino all’1 luglio, Serrone della Villa Reale, viale Brianza 2, Monza
tel. 039322086
Catalogo Skira, € 20


www.keithharingmonza.com

www.haring.com

Foto: Fronte e retro Murale della Marquette University, Milwaukee, Wisconsin, 1983
Senza titolo, 1983, Haggerty Museum of Art
Haring Artwork © Haring Estate

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