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Warhol? Noi lo conoscevamo bene

di Stefano Bianchi

Vorrei reincarnarmi come un diamante al dito di Elizabeth Taylor”. Andy Warhol filosofeggiava così. Tra frasi buttate lì a caso, aforismi, un pizzico di cinismo, glamour. Lui, terrorizzato dall’idea di passare a miglior vita, si tranquillizzò all’idea d’infilarsi post-mortem all’anulare dell’amata Liz. Di sicuro, Drella si sarà compiaciuto se da lassù avrà potuto spiare le molteplici “reincarnazionipittoriche, fotografiche, video e scultoree che la collettiva newyorkese Andy Warhol: In His Wake gli ha affettuosamente dedicato a 25 anni dalla morte. Una mostra curiosa, bizzarra, “cool” in cartellone fino al 12 aprile (ma quasi tutte le opere saranno visibili anche nelle successive settimane, su appuntamento) in una Carrozzini Von Buhler Gallery addobbata tale e quale la Silver Factory: argento alle pareti, su divani e poltrone, luci stroboscopiche, cuscini argentati a fluttuare nello spazio.

Andy? Noi lo conoscevamo bene, verrebbe da dire. Giacchè i 4 artisti di punta bazzicarono eccome la Factory warholiana: Ultra Violet, la “femme fatale” col vizio di dipingere e scrivere memorie (quella più “cult” è Famous For Fifteen Minutes); Billy Name, il fotografo e regista che ebbe la pazza idea d’inondare d’argento la Factory; Taylor Mead, l’attore e romanziere che Jack Kerouac definì “the funniest guy around” e che partecipò nel ’68 al film Lonesome Cowboys; Ivy Nicholson, la divina modella e attrice “sui generis” in I, A Man. Tutti assieme, appassionatamente, hanno ricordato Andy su tela e su pellicola fra cromatismi Pop e tanta nostalgia. Come William John Kennedy, che fotografò Warhol nel ’64 e adesso, il suo ritratto, lo fa trasparire da una Marylin rosa; l’inglese Steve Joester, fotografo delle rockstars, che dopo avere immortalato Mick Jagger e Sting è riuscito a moltiplicare Warhol per 9; Anton Perich, pittore e pioniere dell’arte digitale, che ha manipolato il mito a colpi di electric painting machine. E ancora, altri artisti (fra cui Cynthia Von Buhler, Amy Cohen Banker, William Tisdale, Molly Weingart e Gary Azon) che a Andy devono tutto, in termini di ispirazione pittorica e fotografica. Post scriptum. Se per caso vi troverete a New York a un soffio dalla chiusura della mostra, raggiungete con uno Yellow Cab la galleria e non perdetevi dalle 18 alle 19.30 del 12 aprile Five Minutes Of Fame, raffica di letture da 5 minuti l’una in onore di... Che forse, da lassù, applaudirà.

The Carrozzini Von Buhler Gallery, 407 West 13th Street, New York
tel. 001-646-3368387

www.cvbspacegallery.blogspot.com

Foto: William John Kennedy, Pink Marilyn
Steve Joester, Andy 1987
Anton Perich, Andy Warhol Machine Painting

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