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Street Art, Sweet Art

di Redazione

Dilaga nelle strade, occupa i ponti, viaggia sui vagoni dei treni, trasforma palazzoni grigi e colora anonime saracinesche di metallo. Fa spuntare il faccione di Arnold sui muri, ci chiede di risolvere rebus dalle gigantesche dimensioni e trasforma i “panettoni” stradali in teneri pinguini. La Street Art, figlia di una generazione disincantata e aperta ai più svariati influssi, legittima erede della cultura iper-popolare considerata per troppo tempo prodotto della sottocultura di massa, irrompe sulla scena artistica “ufficiale”. Street Art, Sweet Art, collettiva allestita al PAC di Milano, consegna a una trentina di talenti italiani una sede espositiva decisamente inusuale. Artisti appartenenti alla primissima generazione dei “writers” quali Atomo, Airone, KyOne, Dado, Phobia e Rendo, si affiancano a giovani “walldrawers” dallo stile deciso e dall’animo poetico: come Ivan il “poeta di strada”; Pao, l’inventore dei pinguini-panettone; l’enigmistico Bros, autore dei tanti rebus che si nascondono nelle vie milanesi. Ad essi vanno aggiunti nomi già entrati nel circuito dell’arte (Ozmo e Abbominevole) e che presto vi entreranno (Sonda, Microbo, Blu, Bo 130, Tv Boy, Nais). Gli spazi asettici di un museo spalancano dunque le porte a un’arte che nasce in strada e che lì trova legittimazione; che risponde in modo festoso e assordante all’elitarismo di molta (forse troppa) arte contemporanea.

Gli indiani metropolitani, i neo-situazionisti punk, il movimento antagonista europeo, ma soprattutto la cultura hip hop, hanno prodotto una nuova generazione di “street artists” che non identifica più il graffito come semplice mezzo di comunicazione di un messaggio, ma come opera artistica. L’ultima generazione di “walldrawers” si è appropriata delle conquiste delle generazioni precedenti, che si sono nutrite di immagini crescendo nella consapevolezza dello strapotere dei massmedia, e ora si propone di trasformare il paesaggio urbano in un museo a cielo aperto che offra la sua arte a quante più persone possibili. Molti sono infatti i debiti e i tributi al Graffitismo degli Anni ‘70 e ‘80; ma mentre l’urgenza espressiva e gli spazi d’azione restano i medesimi, a mutare sono i mezzi espressivi che si arricchiscono di murales, tele, tags, stickers, stencils, pins, posters, fino ad arrivare alle espressioni più “virtuali” di video e siti Internet. Ponti, treni, strade, saracinesche diventano spazi per fare “pezzi” bellissimi e coloratissimi, in cui ogni singola lettera richiede giorni di studio e di schizzi preparatori. Cercare unità nel mondo della Street Art è impossibile, così come sforzarsi di imprigionarla in un museo che è, e resta, una parentesi di un’arte che per definizione è di strada, senza limiti e senza confini, destinata ad arrivare dappertutto. Un’arte che continua a regalare alle metropoli del mondo piccoli capolavori abusivi.

Street Art, Sweet Art
Dalla cultura hip hop alla generazione “pop up” (per non parlar del Leonka)
Fino al 25 aprile, PAC, Padiglione di Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano
tel. 0276009085


www.comune.milano.it/pac
www.brosart.com
www.eron.it
www.i-v-a-n.net
www.thetvboy.com
www.microbo.com

Foto: Bros
Pao
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