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Celo, celo, manca...

di Redazione

Del Piero, Maradona, Van Basten, Falcao, Platini… Calciatori ma non solo. Ci sono anche Heidi, Jesse Owens, Nick Carter, Sandokan, Big Jim, i Puffi… E poi attrici, mestieri, paesi… Ritroviamo tutto questo non solo nei ricordi o nei cassetti polverosi delle nostre cantine, ma nel Museo della Figurina di Modena dove sono esposti più di 500.000 pezzi che ci mostrano un inedito punto di vista della storia e del costume degli ultimi 150 anni. Un suggestivo “tunnel delle meraviglie” conduce a un’ampia sala espositiva in cui 6 armadi si trasformano in giganteschi album da sfogliare per ripercorrere la storia della figurina (dalle più antiche prodotte in metallo, alle più moderne autoadesive) e delle sue tecniche di produzione. Scopriamo così che la “figu” nasce nella seconda metà dell’800 come strumento per pubblicizzare prodotti e negozi, si evolve lentamente in un gioco nuovo (non solo per bambini) e giunge alla svolta epocale firmata dai fratelli Panini, che nel 1961 presentano la prima raccolta dedicata ai calciatori. La figurina diventa così un mezzo di comunicazione autonomo, capace di conquistare il cuore di generazioni di collezionisti. Fra i primi soggetti troviamo il cinema, che poco dopo la sua nascita viene raffigurato nei Trucchi del Cinematografo, serie pubblicata dalla Liebig nel 1912, in cui vengono analizzati e smontati gli effetti speciali dell’epoca.

Negli Anni ’30, alcune ditte alimentari utilizzano invece i volti di attori e attrici da inserire come figurine nei loro prodotti, al fine di incrementarne le vendite. Col tempo, alle stelle dei films si affiancheranno immagini di successi radiofonici e programmi tv, fino ad arrivare (sempre grazie a Panini) ai cartoni animati e ai telefilm. Sandokan, per fare un esempio, riuscì persino a battere l’amato calcio. Gli eroi della pedata, in realtà, non furono i primi volti dello sport ad essere stampati. Ci furono anche gli assi di motociclismo, automobilismo, atletica leggera, pugilato ma soprattutto del ciclismo, disciplina che fece infiammare il tifo degli italiani coi suoi duelli rusticani fatti di pedalate, sudore, fatica. Questo “museo da sfogliare” ci permette inoltre di scoprire un aspetto meno appariscente ma non meno importante delle figurine: il carattere didattico. Grazie agli album e alle raccolte, i bambini hanno imparato a conoscere paesi e costumi dell’Europa e dell’America, la storia con i suoi personaggi famosi, la natura, la scienza, le fiabe, i mezzi di trasporto… Il Museo della Figurina ci fa dunque indietreggiare nel tempo: quando i calciatori avevano sorrisi imperfetti e denti un po’ storti; giocare a muretto era un rito collettivo e non un passatempo qualsiasi; aprire la bustina delle “figu” era un’emozione impagabile che racchiudeva i nostri sogni e i nostri desideri.

Museo della Figurina, Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Modena
tel. 0592033090


www.museodellafigurina.it

Foto: Museo della Figurina



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