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Jeff Koons
Rabbit
Retrospettivamente
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Jeff Koons. Retrospettivamente

di Stefano Bianchi

Ha immerso 3 palloni da basket in un acquario colmo d’acqua distillata (Three Ball Total Equilibrium Tank, 1985). È riuscito a sbiancare Michael Jackson e la sua scimmia per poi trasformarli in un soprammobile di porcellana (Michael Jackson and Bubbles, 1988). Si è inventato un cucciolo di cane alto 12 metri e ricoperto da 70.000 fiori (Puppy, 1992). Mirabilie di Jeff Koons. Pop-artista snobbato dai critici, apprezzato dal pubblico, acquistato a cifre esorbitanti da “nouveau riches” e musei. Da quando s’è messo a cavalcare (ironicamente? cinicamente?) gli Anni ’80 dell’edonismo reaganiano, Koons non ha fatto altro che insinuare dubbi: genio? maxi bufala? marketing manager? clone warholiano? Diciamo, piuttosto, abile descrittore della vacuità contemporanea fatta di glamour a regola d’arte e kitsch a regola di vita. Grande fan, soprattutto, di Marcel (Duchamp) & Andy (Warhol). Febbrilmente citati aggiornando l’estetica del “ready-made” (il primo) e il display numerico della serialità (il secondo). Le mille anime “pop” dell’artista nato nel ’55 a York, in Pennsylvania, vengono riassunte nel dettagliato libro Jeff Koons. Retrospettivamente, con testi critici di Gunnar B. Kvaran, Arthur C. Danto (Banale e celebrativa: l’arte di Jeff Koons) e Hanne Beate Ueland, nonchè un’approfondita intervista a cura di Rem Koolhas e Hans Ulrich Obrist.

Ad emergere è la scientifica “mission” (impossible?) dell’artista, che ha mirato dritto al cuore della società dei consumi creando ossessivamente un “merchandising” da classe media americana (porno incluso: vedi le immagini di Wolfman e Manet del ’91, copulanti sesso con la ex moglie Cicciolina/Ilona Staller) con lo scopo di invadere totalmente lo spazio riservato alla beatificazione dell’oggetto/merce. Da qui, in un “happening” compulsivo di sculture, quadri e oggetti, i “giocattoli” fiabeschi in acciaio inox (Rabbit, Ballon Dog, Monkeys, Lobster) e in plastica (Inflatable Flowers, Bunny); le statue/souvenirs di legno policromo (Buster Keaton, Ushering In Banality) e porcellana (Pink Panther); la serie di “manifesti” pubblicitari Luxury And Degradation; gli oggetti della banalità fusi nel bronzo (Lifeboat, Aqualung) e nell’acciaio (Baccarat Crystal Set, Travel Bar); gli affreschi kolossal Hook e Play-Doh, Loopy e Cut-Out, che si ricollegano alla tradizione Pop di James Rosenquist frullando icone della pubblicità, fumetti, Magritte, voyeurismo e iperrealismo. Per dirla con Koons: «Arte competitiva in una società competitiva».

Autori Vari, Jeff Koons. Retrospettivamente, postmedia books, 112 pagine, € 18.60

www.jeffkoons.com
www.postmediabooks.it

Foto: Jeff Koons
Rabbit, 1986



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