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Now after all those things
There wasn't a thing
Maybe I should have saved
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Premiata Ditta McDermott & McGough

di Stefano Bianchi

David Walter McDermott, classe 1952, nato a Hollywood. Peter Thomas McGough, classe 1958, originario di Syracuse. Entrambi pittori, fotografi e performers, si incontrano all’alba degli Anni ’80 a New York. Amicizie comuni: Julian Schnabel, Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat. Ma non si considerano poppettari, graffitisti o seguaci della new wave. Stringendosi la mano, si accorgono di condividere la medesima scelta di vita: essere dandy. Non solo nella gestualità, nell’abbigliamento e nell’eloquio, ma soprattutto nel modo d’intendere lo scorrere del tempo. McDermott & McGough rifiutano qualsiasi principio cronologico affermando che «Tutto il tempo esiste nello stesso momento». Così, entrano nel mondo dell’arte scegliendo di vivere, conversare, comportarsi da gentlemen vittoriani. Chi se ne importa del progresso, della tecnologia, degli anni che si trasformano inesorabilmente in futuro: i 2 artisti vivono di fatto tra la fine del XIX° e l’inizio del XX° secolo. Mettendo a frutto la loro abilità di pittori a olio e fotografi su lastra, elaborano insieme affreschi “vintage” adattandoli idealmente alla filosofia estetica di Charles BaudelaireIl bello è sempre bizzarro») e scattano immagini seppiate ebbre di decadentismo. Poi, si mettono a retrodatare ogni opera: 1899, 1908, 1923…

McDermott & McGough vivono e lavorano a Dublino e a New York nel totale disprezzo della contemporaneità. Risiedono per buona parte dell’anno a Brooklyn, in un palazzo del 1896. Fra oggetti teatrali ottocenteschi, animali impagliati, caffettani, turbanti, fondali dipinti a mano. Rifiutano tutto ciò che è moderno: frigo, televisore, cd player. Fino a pochi anni fa non avevano neppure il telefono. Il loro grammofono funziona ancora che è una meraviglia. Si muovono a piedi. Ogni tanto mettono in moto la loro Ford T del 1916. Continuano a materializzare arte nostalgica. Come quando ipnotizzarono i galleristi con le serie di opere Conspiracy Paintings e Europa. The Lust that Comes from Nothing. Quadri spesso polemici e provocatori. I loro nuovi “exploits” pittorici, in mostra a Parigi e intitolati Please Don’t Stop Loving Me!, raffigurano donne. Avvolte in una visione femminina della vita. Casalinghe disperate, stelle da B-movies hollywoodiani, eroine da romanzi rosa contrapposte le une alle altre dentro immaginarie strisce a fumetti. Fra realtà e fiction, bianconero e colore, Pop Art e Magritte. Donne, spesso, sull’orlo di una crisi di nervi. Fatalmente retrodatate. 1963, 1965... Donne che rincorrono, fra lacrime e sospiri, l’illusione del tempo.

McDermott & McGough – Please Don’t Stop Loving Me!
Fino al 16 marzo, Galerie Jérôme de Noirmont, avenue Matignon 38, Parigi
tel. 0033-1-42898900


www.denoirmont.com

Foto: Now after all those things you told me, 1965, 2006
There wasn't a thing left to say, 1965, 2006
Maybe I should have saved those left over dreams, 1965, 2006
© McDermott & McGough. Courtesy Galerie Jérôme de Noirmont, Paris

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