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Basquiat: lo Show del graffitista

di Stefano Bianchi

Facce ridotte a teschi ghignanti. Spalmate su enormi tele e circondate/infilzate da numeri telefonici, parole barrate, epitaffi, marchi pubblicitari. Spasmi colorati fra Primitivismo afro e Art Brut, con Dubuffet nel cervello e De Kooning in fondo al cuore. Crudi come tavole anatomiche. Questo e molto altro nell’imprinting di Jean-Michel Basquiat (1960-1988), randagio e maledetto genio della Street Art e del Graffitismo. Una carriera febbrile, la sua, spremuta in 10 anni: dai “writings” tracciati nel ’78 sui muri di Brooklyn e firmati SAMO © (contrazione di Same Old Shit, la stessa vecchia merda) all’88 dell’ultima mostra alla Baghoomian Gallery di New York. Amava il jazz, Basquiat, e sognava di diventare un sassofonista. Grande come il suo idolo, Charlie Parker. Nato da madre portoricana e padre haitiano, Jean-Michel si è immedesimato nella storia dei neri d’America: Malcom X, Billie Holiday, Martin Luther King, Hank Aaron, Miles Davis. E in quelli che chiamava Famous Negro Athletes, come Jesse Owens.

L’uno e gli altri, i miti della “black culture”, li ha simbolicamente incatenati alle sue pennellate fulminee come assoli be-bop. Unghiate di colore che sottintendono la vita di strada che lui, giovane nero d’estrazione borghese, aveva deliberatamente cercato fino ad autodistruggersi. La scarnificata figura umana, snodo nevralgico della sua arte, è protagonista dello Jean-Michel Basquiat Show che alla Triennale di Milano mette in scena 80 dipinti e 60 disegni, una vasta documentazione fotografica (con scatti di Edo Bertoglio, Maripol, Stephen Torton, Tseng Kwong Chi e Lizze Himmel), una sezione video con materiale inedito e il film Downtown ’81, prodotto da Maripol e diretto da Edo Bertoglio, in cui Basquiat interpreta se stesso. L’apocalittico Fallen Angel dell’81, la caustica e deturpata Mona Lisa dell’83 sovraimpressa con spregio alla banconota da 1 dollaro, gli autoritratti luciferini che hanno scandito il suo “calvario” pittorico, le commoventi memorie di un Jazz inscatolato (’86) e altri capolavori, rappresentano l'epitaffio di un graffitista “sui generis”. Di un’anima persa nelle mille luci di New York.

The Jean-Michel Basquiat Show
Fino al 28 gennaio 2007, La Triennale, via Alemagna 6, Milano
tel. 02724341
Catalogo Skira, € 35


www.triennale.it
www.basquiat.net
www.basquiat.com

Foto: Jazz, 1986
Mona Lisa, 1983
Fallen Angel, 1981
© The Estate of Jean-Michel Basquiat, New York


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